I BIGLIETTI DI MIA MADRE
Vorrei che tutti trovassero
nel momento della prova o della consolazione
nel cassetto o sotto il cuscino
presso il piatto o dentro la porta di casa
una parola scritta simile a quella
postami da mia madre
nel taschino della giacca.
Ero partito
per una settimana di spiritualità.
Mentre parlavo con amici,
infilai la mano del taschino.
Sorpresi un biglietto.
C’era scritto:
“Stammi bene. Ti sono vicina. Ciao! Tua mamma”.
Compiaciuto lo rilessi ad alta voce.
I presenti ascoltarono ammirati.
Mia madre
con me parla a lungo e volentieri,
eppure trovo ovunque biglietti suoi.
Talvolta la sorprendo a leggere
lettere, biglietti e cartoline,
che il papà le scriveva
più di sessant’anni fa:
li conserva in una scatola.
Leggendoli, rivive quel tempo
di amore, di gioia, di progetti.
Mia madre, quando scrive, mi chiede
scusa per eventuali errori:
ha fatto solo la terza elementare.
Le sue parole sono semplici,
ma trapassano l’anima.
I suoi biglietti
per me sono gioielli di saggezza.
Quando è il cuore a parlare,
non c’è università, che lo possa uguagliare.
Se mia madre non mi scrivesse,
mi sentirei più solo, più povero, meno amato.
Le buone parole scritte
si possono leggere quando e quanto si vuole,
fanno ricordare chi e perché le ha scritte,
sono come gli accendini:
accendono i sentimenti del cuore.